Santocan ha scritto:Era da qualche giorno che volevo scrivere qualcosa sul caso Cuffaro legato alle vicende della Regione Sicilia ma, una forma di apatia e una certa nausea di rigetto al personaggio in questione, mi ha impedito di farlo fino adesso. Come tutti ormai sanno il signor Cuffaro non è più (s)governatore della Sicilia, e questo a seguito delle sue dimissioni frutto delle vicende giudiziarie che lo hanno coinvolto.
Ma veniamo brevemente ai fatti: Il presidente della Regione siciliana - imputato di favoreggiamento aggravato alla mafia e violazione di segreto d'ufficio - è stato condannato a cinque anni di reclusione per favoreggiamento semplice senza l'aggravante di aver favorito Cosa Nostra e per violazione del segreto istruttorio nel processo di primo grado sulle Talpe alla Procura di Palermo. Cuffaro è stato anche condannato all'interdizione perpetua dai pubblici uffici, interdizione che però scatterà solo in caso di conferma del giudizio anche in appello.
Subito dopo la lettura della sentenza Cuffaro dichiara candidamente le seguenti parole:
«Sono molto confortato da questa sentenza perché ho sempre saputo di non avere favorito la mafia e questa sentenza me ne dà atto». «Sapete tutti, l'ho detto da un anno che mi sarei dimesso soltanto se ci fosse stata l'aggravante - ha aggiunto - Da domani mattina ricomincerò a lavorare per la Sicilia perché il governo (siciliano) non può ancora restare in questo stato di impasse», ha aggiunto il governatore. «Grazie a tutti i siciliani che mi hanno sostenuto» ha concluso.
Ma era evidente che dopo la condanna a cinque anni e all’interdizione perpetua - anche se la sentenza non è ancora definitiva – Cuffaro, non poteva rimanere al suo posto, in virtù anche del fatto che a Roma si preparava un “decreto di sospensione” nei confronti del governatore siciliano. Difronte a tali eventi a Cuffaro non restava che prendere atto della situazione. Infatti, il 26 gennaio convoca l’ARS (Assemblea Regionale Siciliana ) annunciando le sue dimissioni «irrevocabili». Dichiarando ancora: «Non potevo essere un fattore di divisione, francamente preferisco la via dell'umiltà. Lo faccio per coerenza, per non tradire quegli ideali ai quali sono stato educato, lo faccio per la mia famiglia e lo faccio come ultimo atto di rispetto verso i siciliani, che in questi anni ho servito con dedizione, semplicità e con quell’onestà che sono certo mi sarà completamente riconosciuta».
Premesso che, di “umiltà”, di “rispetto” e tanto meno di “onestà” verso i siciliani il signor Cuffaro ne ha avuto veramente poco, dovrei gioire del fatto che egli non è più presidente della Regione, ma confesso di non riuscirci proprio. Anzi, il sapere che la sua politica e il suo modo di governare hanno prodotto tanto di quei guasti, mi mette ancora più rabbia ed angoscia. Ma la cosa che più mi rattrista è il sapere che questo soggetto fra qualche mese sarà in Senato a rappresentare il popolo siciliano; sì perché Casini dovrà per forze di cose candidarlo in virtù del pacchetto sostanzioso di voti di cui Cuffaro “vasa vasa” è portatore a meno che non voglia fare un po’ di "moralizzazione", sperando anche in un intervento dell'amico Ruini visto che in questi ultimi giorni si sentono spesso, ma ci credo poco.
A me non resta che dire: forza siciliani onesti e mandate a Palazzo dei Normanni qualcuno di decente.
P. S Un saluto particolare al “commissario” Cattani se mai passerà da queste parti.
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Una piccola postilla a quello scritto sopra qualche giorno addietro. Come prevedevo, alla fine l’ex (s)governatore siciliano (Cuffaro ), sarà il capolista per l’Udc in Sicilia come candidato al Senato della Repubblica. Giustamente l’Onorevole Casini ha voluto in questo modo “compensare” il torto subito, in seguito alla condanna di primo grado. Fermo restando che il “Senatore” Cuffaro gode della presunzione d’innocenza, così come un qualsiasi cittadino, resta il fatto che la sua candidatura resta comunque inopportuna. Ma è chiaro che Casini dovrà tener conto del notevole pacchetto di voti che Cuffaro gli porta in eredità. Mi stupisco come in questo caso, neanche il mio caro amico cardinale Ruini, notoriamente anche amico di Casini, non sia stato prodigo di consigli “utili” come è suo uso, ma forse quel giorno era troppo distratto.
Non si capisce neanche come l’Udc di Casini, che a livello nazionale fa la guerra a Berlusconi, qui in Sicilia invece ha deciso di correre insieme e sostenere la candidatura dell’autonomista (autonomo da chi e da cosa?) Lombardo che ha costruito un sistema clientelare che non ha nulla da invidiare a quello messo su da Cuffaro. Evidentemente la posta in gioco, spartizioni di potere e denaro, giustifica quest’alleanza “diabolica” anche perché a livello nazionale la Sicilia ha un peso notevole, basti pensare che senza il premio di maggioranza senatoriale per qualsisia coalizione che vinca sarà difficile formare una maggioranza stabile in Senato, a meno di una larga e netta vittoria di una delle due coalizioni, cosa di cui dubito fortemente.
In mezzo a questo marasma l’unica cosa positiva mi sembra la candidatura di Anna Finocchiaro, da parte del Pd, a governatore della regione. Non so quali sono le possibilità della Finocchiaro di farcela, ma senza dubbio la sua candidatura è una delle personalità più presentabili della Sicilia. Ho conosciuto la Finocchiaro personalmente ai tempi del liceo a Leonforte, quando ero rappresentante di classe, e la senatrice era Pretore nel mio paese (1982-85). Mi ricordo che andava a giro per le scuole della provincia a fare lezione di antimafia, e ricordo anche la sua disponibilità e affabilità verso i giovani che la tempestavano di domande. Ricordo anche che, era (lo è ancora) una bella donna con una folta chioma nera e due occhi vivacissimi. Si, proprio un bel ricordo!
Certo se il Cavaliere avesse avuto più coraggio, e avesse candidato la Prestigiacomo (che stimo molto) avremmo potuto assistere ad una campagna elettorale entusiasmante e di rottura, e forse avremmo potuto sperare in qualcosa di veramente nuovo anche in Sicilia, a maggior ragione in una regione dove il maschilismo la fa ancora da padrone. Purtroppo il coraggio non è di tutti e così si è preferito il solito gioco dell’affarismo.